MARCELLO FOIS.

 LI' CHE VOGLIO ARRIVARE.


2014 Guanda Editore.
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
.
Nuoro, una sera di agosto un ragazzo e una ragazza si incontrano e lui perde la testa per lei. Ma
lei, la sera stessa, preferisce le attenzioni di un altro, provocando in lui una reazione violenta e
inaspettata. In un secondo tutto cambia, e cambia con una velocit che  pi di quanto sia umano
sopportare. E di colpo lui desidera di trovarsi a Nassiriya, con un campo minato davanti, pronto a
saltare in aria. Perch esiste una strada per andare nel posto dove vuole andare, dove lei, Marina, lo sta
aspettando. L di questo corpo non c' bisogno.  l che vuole arrivare.
.
L'Autore.
.
Marcelle Pois nasce a Nuoro nel 1960. Nel 1986 si laurea in italianistica presso l'Universit di Bologna. Nel 1989 scrive il suo primo romanzo, Ferro Recente che, grazie a Luigi Bernardi della Granata Press, viene pubblicato nel 1992 in una collana di giovani autori italiani, nella quale figurano anche i primi libri di Carlo Lucarelli e Giuseppe Ferrandino. 
Sempre nel 1992 pubblica Picta, con cui vince (ex aequo con Mara De Paulis) il Premio Italo Calvino[1]; nel 1997, per Nulla (con cui inizia la collaborazione con la casa editrice Il Maestrale), riceve il Premio Dess. 
.
Nel 1998, ancora per Il Maestrale, esce Sempre caro, primo romanzo di una trilogia (proseguita con Sangue dal cielo e L'altro mondo), ambientata nella Nuoro di fine Ottocento e che ha come protagonista un avvocato, Bustianu, personaggio per il quale Fois si  ispirato a un avvocato e poeta nuorese realmente esistito: Sebastiano Satta. Con Sempre caro nel 1998 vince il Premio Scerbanenco[2]. Con Dura madre vince nel 2002 il Premio Fedeli e nel 2007 riceve il Premio Lama e trama alla carriera. 
.
Oltre che alla narrativa, Fois si dedica anche alla sceneggiatura, sia televisiva (Distretto di polizia, L'ultima frontiera) che cinematografica (Ilaria Alpi. Il pi crudele dei giorni), e al teatro per cui ha scritto L'ascesa degli angeli ribelli, Di profilo, Cerimonia con Marinella Manicardi, Filippo Morelli, Mirella Mastronardi (segnalata al Premio UBU come giovane attrice non protagonista), Stazione (un atto unico per la commemorazione delle vittime della strage alla stazione di Bologna), Terra di nessuno e Cinque favole sui bambini (trasmesso a puntate da Radio 3 Rai). Dal suo racconto Disegno di sangue, pubblicato nel 2005 nell'antologia Crimini,  stato tratto un episodio dell'omonima fiction televisiva, trasmesso nel 2007 da Rai 2. 
.
Ha scritto anche un libretto operistico tratto dal romanzo di Valerio Evangelisti, Tanit. 
.
Nel 2007, con il romanzo Memoria del vuoto, edito da Einaudi nel 2006, ha vinto il Premio Super Grinzane Cavour per la narrativa italiana, il premio Volponi e il Premio Alassio Centolibri - Un Autore per l'Europa. Con Giulio Angioni e Giorgio Todde  fra i fondatori del festival letterario L'isola delle storie di Gavoi[3].  un esponente della "nuova letteratura sarda". Nel 2012  tra i finalisti del Premio Campiello con il libro Nel tempo di mezzo, risultato poi vincitore del Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante. Nel 2016 vince il premio Asti d'Appello con il libro Luce perfetta, mentre nel 2017 vince la prima edizione del Premio Crovi col romanzo Del dirsi Addio. 
...
.
...
Alla fine c' un posto dove devi dormire con i tuoi nemici e magari mangiarci insieme. E poi
uno ti pu arrivare vicino e dirti: guarda che sei proprio tu che mi hai ucciso, brutto figlio di puttana. E
un altro ti pu dire: chi ti conosceva? Ce l'avevi con me, ma che cosa ti ho fatto io? E poi ancora,
magari ci sono anche tutte le donne e i bambini e i vecchi che sono finiti putacaso sotto alle macerie di
un ospedale colpito per errore... perch si dice in giro che abbiano inventato la bomba intelligente, che
precisa colpisce nel bersaglio, ma qualche volta capita uno sbaglio ed a rimetterci  sempre l'innocente.
Alla fine in quel posto c' una tale massa di persone che vagano a chiedere spiegazioni e motivi che
proprio di dormire non se ne parla... Cos me lo figuro l'inferno, io.
Che poi il sergente mi dice che a me male non mi fa un po' di vita da veri uomini e poi dice che
quando mi sono presentato all'ufficio reclutamento manco ci credevano che volessi arruolarmi sul
serio. Magari si credevano che ero uno di quelli andati l a rompere con le storie della pace. Che la pace
non  mica quella cosa che sembra... Noi, per esempio, viviamo in un paese in pace, ma non mi sembra
proprio che ci comportiamo come se lo fossimo... Mi spiego? Ufficialmente non stiamo combattendo
nessuna guerra, n in patria n fuori, ma, veramente, la stiamo combattendo eccome.
Il capitano dice che quelli come me li conosce bene. Poi mi chiede: che cosa facevi da civile?
Me lo dica lei, rispondo io, visto che mi conosce cos bene... E lui: smetti di fare il coglione con me che
io gli stronzetti come te me li mangio a colazione. Mica gli sto a rispondere, quello  uno nato in
camerata, lui in un posto dove non ci sono almeno venti militari da comandare comincia ad avere
scompensi e crisi respiratorie. Si capisce che in famiglia gli uomini come lui poi si sentono stretti. Lo
immaginate il capitano Franti che d un buffetto al bambino o un bacio alla moglie? Che ti ridi! Mi
dice lui a un certo punto, guarda che io quel sorrisetto ebete te lo tolgo dalla faccia a furia di pugni
capito frocetto?
Quello che facevo da civile. Non  tanto facile da dirsi. Manco per niente. Perch il niente come
lo racconti? Che devo dire? Al mio paese uno come me si poteva alzare alle dieci di mattina o alle dieci
di notte che era lo stesso. S va bene c'era il bar, ma poi anche il bar diventava una cosa che era molto
molto simile a una roba che ti prendeva ai coglioni. Vabb c'era il gruppo di canto, ma anche quello
erano pi le sbronze durante le prove che le esibizioni vere e proprie. Una volta sono arrivati quelli di
Sardegna Canta e ci hanno anche ripreso durante la battorina, ma poi dice che hanno dovuto tagliare la
ripresa perch non ci stava nella trasmissione. Comunque almeno in quella settimana abbiamo provato
come cristiani, facendo anche cose buone davvero. Poi il fatto che nella televisione non ci vedevamo un
po' ci ha rotto, ma nemmeno pi di tanto, tanto che cazzo cambiava? Da civile non facevo un
accidente. Facevo la contra nei Tenores del mio paese ma solo a qualche matrimonio o alla festa del
patrono. Una volta abbiamo cantato per la laurea di Gavino Pau, il figlio del farmacista, e anche per le
nozze d'argento del dottor Barranca che mi ha fatto togliere le tonsille quando ero piccolo.
Quella volta della laurea di Gavino Pau c'era a sentire anche Pierino Cappai, il carrozziere, che
dopo l'esibizione ci fa: m che siete bravi, davvero, ma ci avete mai pensato di mettervi in giro a
cantare? Noi l'abbiamo guardato come a dire che pensare ci avevamo pensato ma mica era roba
semplice di mettersi in giro a cantare con tutti i Tenores pi bravi di noi che c'erano... Ma Pierino
Cappai fa di no con la testa che non  sempre questione che uno  bravo o cattivo, che sa fare o non sa
fare, basta entrare nei giri giusti insomma, capito? Cos spiega che lui c'ha amici a Nuoro dove
organizzano la Festa dell'Unit, che a Nuoro sono tutti comunisti. Ai nuoresi non  che gli piacciano
molto questi caghinazzi di Forza Italia che sembrano tutti un po' finocchi, con rispetto per i finocchi,
dice Pierino. Lui c'ha sempre le unghie nere di grasso. Io  una vita che lo conosco e non l'ho mai visto
con le unghie pulite. Comunque, com' come non , dalla festa di laurea di Gavino Pau, finiamo a
Nuoro alla Festa dell'Unit...
Poi per caso in questo posto pu capitare che ci sia come un continuo chiedere spiegazioni:
perch hai fatto questo? Perch hai fatto quell'altro? Peggio che stare bloccati in un ascensore con tua
mamma. Ma ve lo immaginate che roba? A mia madre gli scende un colpo secco. Prima per ti rovina
per sempre l'esistenza. Io a mia mamma gli voglio bene, davvero, ma sar che  mamma, sar che mio
padre ha visto bene di partirsene per la Germania quando io avevo quattro anni... Insomma scassa le
palle... Buona e cara, ma scassa le palle. Cos io questo posto me lo immagino con questa continua
rottura di palle. E spiegazioni, come se uno sapesse sempre perch fa le cose. Non bastano tutti quelli
che arrivano e ti chiedono: che cazzo ti ho fatto io, non parlavo nemmeno la tua lingua e pregavo un
altro Dio?, che ti arriva questo dover continuamente giustificare, dare spiegazioni e che siano giuste ed
esaurienti.
Come quella sera che mia madre: A Nuoro? Che ci vai a fare a Nuoro? Provate voi a dire a mia
madre una cosa qualunque e poi vediamo. Io mi metto d'impegno a spiegare che  questione di lavoro
che Pierino Cappai ci ha trovato due serate da fare a Nuoro. E lei: E vi pagano pure? Eh, faccio io,
perch? A lei, a mia madre, al sangue del mio sangue, gli scappa anche da ridere. Guarda che Pierino
dice che siamo bravi. Mia madre scuote la testa: Pierino Cappai non trova nemmeno il culo per
pulirselo. Complimenti. E poi che a Nuoro le serate come dico io finiscono sempre in gloria, che questi
nuoresi c'hanno tutti il coltello facile, che lei lo sa  stata teracca chiss quanto a Nuoro a casa del
direttore del Consorzio Agrario. A me mia madre mi esaurisce da quando mi alzo al mattino a quando
mi corico la sera. Comunque sono solo tre giorni dico io, partiamo con la macchina di Marieddu e ci
ospitano. Prenditi il cambio delle mutande dice allora mia madre, il sangue del mio sangue. Tanto
finisce che la valigia me la fa lei... Provate voi a dirle che Nuoro  solo a ventitr chilometri: per lei 
l'altro mondo. Mi mette anche da mangiare come se dovessi partire per chiss dove.
Cos quando davvero sono partito per chiss dove non se n' accorta: vaglielo a dire a mia
mamma che Nassyria  proprio l'altro mondo.
Insomma alla Festa dell'Unit di Nuoro siamo arrivati nel pomeriggio che c'era un caldo che ti
abbrancava alle spalle, ti buttava a terra. Cazzo di caldo, fa Christian Podda, la Boche del gruppo.
Intanto arriva uno in calzoncini corti che c'ha un pennello in mano. Ci presentiamo e quello nemmeno
ci tocca la mano che  tutto sporco di vernice: venite, dice. E noi lo seguiamo in una specie di
capannone dove ci sono un sacco di scatoloni. Lui ci fa strada e poi si mette a fare scritte su dei
pannelli di compensato. Ha quasi finito di scrivere LIBRERIA, quando dice: Dentro a quella borsa
frigo ci sono birrette fresche, tanto dobbiamo aspettare. Chi o che cosa dobbiamo aspettare non lo
sappiamo, comunque al riparo sembra meno caldo e poi ci sono le birrette fresche.
L'unica cosa bella di questo posto  che non hai pi problemi tipo la sete e la fame... Perlomeno
io cos me lo immagino: come una situazione che uno sta bene sempre non ha bisogno di niente. E le
voci si sentono e non si sentono. E non c' n caldo n freddo... E poi  sempre come dormire con la
testa posata sul seno della tua donna che come respira ti culla un poco.
Alla seconda birretta arriva un tipo che si mette a parlare con l'altro tipo a proposito del fatto
che il dibattito alle sei  un orario del cazzo: Chi  che vuol parlare di armamenti e servit militari alle
sei del pomeriggio con un caldo porco che ti mangia le budella come niente? L'altro finisce di scrivere
SAMBENEDDU e poi dice che il programma  programma, insomma le attivit ludiche vanno
alternate con gli spazi politici, come fanno a Bologna o a Modena dove le Feste dell'Unit le sanno fare
cazzo! E l'altro spara che: Vattene a Bologna cazzo allora perch a Nuoro alle sei del pomeriggio di
venerd nove agosto con 37 gradi all'ombra a sentire un dibattito fra Genesio Spolpato della sezione DS
Luxemburg di Sassari e Nanni Piredda del comitato Sardigna a sos Sardos su Servit Militari in
Sardegna quale futuro per una lotta efficace, non ci viene nessuno, neanche se gli prometti che mentre
ascolti ci sono due slave che ti fanno un pompino gratis. Beh, forse se gli prometti il pompino... Cos
vengono solo gli uomini, tutta una cosa per maschietti, dice una voce femminile dietro di noi proprio
all'entrata del capannone: non sarebbe male coinvolgere anche le compagne di tanto in tanto. L'uomo
che ha appena iniziato a scrivere SOT su un pannello inclinato si alza, le va incontro e la bacia in
bocca. La bacia sporgendosi in avanti per non sporcarla di vernice. Lei ricambia, poi guarda i cartelli e
fa s con la testa. Poi guarda noi... Siete i cantanti? chiede. Il tipo in calzoncini corti si rimette al lavoro,
mentre ce ne andiamo scrive SOTTOSCRIZ...
Io gli rispondo di s abbassando la testa. A lei gli risponderei s per tutto. Perch dopo che mi
sono girato a guardare la voce che ha chiesto: Siete i cantanti?, dopo che mi sono girato  successo
qualcosa. Qualcosa difficile da raccontare. E non c' una spiegazione possibile, forse solo quella di
quando sogni che cadi al primo sonno. E sembra di essere ingoiati da una voragine, ma pi che paura 
piacere come una mano calda che ti afferra tra le cosce e stringe senza fare male. Lei allunga la mano
voi siete alle ventuno, dice... E a me quando una dice l'ora cos mi sembra una cosa elegantissima. Io
allungo la mano Pinuccio dico e Mario dice Marieddu e Christian dice Christian e per finire Egidio
Vacca dice: piacere Vacca. Noi ci guardiamo trattenendoci di ridere. Ma lei non ride per niente, eppure
con quella bocca l: Non ho capito il nome dice a Egidio e Egidio dice Egidio. Bene, fa lei, siete alle
ventuno. Se mi seguite vi faccio vedere il palco dove vi dovete esibire. Il palco poi  uno solo, lo stesso
dove ci sono le sedie per il dibattito che quando il dibattito  finito tolgono le sedie... Piero dice che
siete bravi, sta dicendo mentre ci cammina avanti di un passo... Ma  come se la sua voce si espandesse
nel paradiso del cotone, allo stand imbottiture della fiera del materasso. Come se dicesse le cose con la
bocca piena di miele che deve leccarsi le labbra per ripulirsi dalle parole appiccicose e dolci. Anche
quella bestia di Pierino Cappai lei lo chiama Piero e gi mi sembra di vederlo persino bello... Piero 
un'altra cosa, Pierino  lo stronzo scassacazzi che , ma Piero  figo davvero... Pino, dico a me stesso
dovevo dire Pino non Pinuccio, e nemmeno Pino, Giuseppe dovevo dire. Il mio nome sarebbe Meloni
Giuseppe veramente, mi sento dire. Lei si volta mi guarda strano. S, comincio ad imbrogliarmi, prima
quando ci siamo presentati ho detto Pinuccio, ma il mio nome... Va bene taglia lei, poi si rivolge a
Marieddu, ha capito subito che il capo  lui, per l'impianto voce abbiamo solo un microfono
direzionale, magari mezz'oretta prima dell'esibizione fate un soundcheck e vedete. Marieddu fa cenno
di s come tutte le volte che non ha capito un cazzo.
A lui a Marieddu gli dicono una strada e lui fa cenno di s come se avesse capito e invece non
ha capito niente. Andando a Orani una volta ci siamo persi in campagna, ma persi per dire persi, roba
che siamo scesi dalla macchina e non c'era un cristiano in giro manco a pagarlo. Poi a Marieddu 
inutile dirgli le cose perch col fatto che la macchina  sua...
Dice che possiamo provare il microfono sussurra Christian a Marieddu senza farsi notare.
Marieddu fa finta di niente. Lei dice: Marina. Cos a un certo punto dice: Marina. Poi ride e sarebbe
come dire che si entra nel paradiso del borotalco tanto che  morbida quella risata. Ci siamo presentati
ma io non vi avevo detto il mio nome. E certo che non l'aveva detto ma a me sembrava inutile... Il suo
nome  meraviglia della natura. Invece si chiama Marina che delle due  pi sintetico, ma a me mi
piace lo stesso. E mi sarebbe piaciuta anche se si fosse chiamata putacaso Cunegonda o Geltrude o
Bainza. Perch io a lei la sentivo sulla nuca come respirava, come si muoveva come parlava... Tutto
sulla nuca, come una carezza con i polpastrelli all'attaccatura dei capelli. Abbiamo un prestampato per
la SIAE, magari usiamo quello. Non ci si abitua mai alla sua voce ogni volta  una pugnalata al basso
ventre, la sento anche l in effetti oltre che nella nuca. Pino dice che voi avete un repertorio anche
impegnato. Christian scuote le spalle: dipende, risponde. Poi si rende conto che non  una risposta. E
dice che il repertorio  anche tradizionale. Bene, dice lei, robe tipo Barone sa Tirannia? Faccio cenno
di s anche prima che abbia finito la domanda. Voglio che se c' una cosa che pu avere sappia che la
pu avere da me. S, mi affretto e anche Nanneddu Meu. Ottimo fa lei, sapete abbiamo dedicato questa
festa alla ricerca delle radici, come una sorta di viaggio all'interno della nostra identit, mi spiego? No,
ma non fa niente, per me se lei diceva che eravamo l a spalare merda era uguale: l'unica cosa che
contava per me era essere esattamente dove si trovava lei.
E ovunque si trova lei  il paradiso dei paradisi. Magari lei  finita in quel settore dove nessuno
ti rompe le palle con la storia che per essere stato un soldato di pace qualche pallottola l'hai sparata
anche tu. Magari per difenderti dice. Che il capitano insiste sul fatto che a noi delle critiche non ce ne
pu fregare di meno visto che stiamo facendo il nostro dovere, che poi sarebbe di fare quello che ci
dicono di fare. Ma io a quelli che parlano e parlano mica sto a rispondergli pi di tanto: la pace o la
guerra sono convinzioni che bisogna potersi permettere. Io da civile non mi potevo permettere
nemmeno di avere un'opinione. Manco di essere un evasore fiscale mi potevo permettere visto che non
potevo permettermi nemmeno le tasse.
Che tanto alle sei iniziava il dibattito. Lei per aveva detto alle diciotto e poi aveva detto magari
per fare numero venite anche voi, poi dopo vi offriamo la cena e il tempo di liberare il palco e tocca a
voi, va bene? A Egidio era meglio dargli un calcio nei coglioni che dirgli che doveva assistere al
dibattito... infatti a un certo punto  sparito con la scusa che a Nuoro c'aveva una cugina sposata con un
vigile del fuoco. Io Marieddu e Christian siamo rimasti al caldo seduti nelle sedie di plastica a sentire
che cosa stava succedendo in Sardegna per la questione delle Basi NATO. Marina era due sedie
affianco a me... Poi c'era un vecchio addormentato e anche la moglie del gestore del bar della Festa...
Verso la fine del dibattito sono arrivati anche l'uomo in calzoni corti e quell'altro di prima. L'uomo
con i calzoni corti si  messo a sedere affianco a Marina. Insomma la faccenda era che noi sardi
c'abbiamo una sovranit relativa sul territorio sarebbe a dire che ognuno pu venire e fare qui quello
che gli pare... E se anche si deve fare un porto davanti alla sua villa al mare se lo fa, e anche se deve
costruire un bunker su un terreno demaniale lo costruisce, tanto  lo stesso, e anche se deve fare una
legge speciale per costruire sino alla riva del mare quella legge la fa e i suoi amici parassiti costruttori
sono contenti. Marina scuote la testa poi alza la mano e fa una domanda a proposito della legge 26 che
secondo lei  la dimostrazione di quanto focale sia l'argomento delle radici. Christian sbadiglia. Il
diessino dal palco conferma soddisfatto dice che comunque la legge 26 rappresenta anche un passo
avanti nell'ambito della presa di coscienza di un popolo che attraverso la lingua madre pu trovare
ragioni di autodeterminazione, cos Marieddu alza la mano e dice che a lui anche questa cosa della
legge 26 gli sembra tutto un mangia mangia e che a lui il sardo gliel'ha insegnato sua mamma e poi a
scuola ha imparato l'italiano... A Christian gli scappa una risata come un raglio d'asino perch, dice lui,
Marieddu e la scuola erano come l'acqua e l'olio, come cane e gatto, come bianco e nero...
E tu? mi chiede Marina a un certo punto. Anche il suo uomo mi guarda. Io niente, dico con un
movimento delle spalle... Certo, dice lei, nei paesi dell'interno questi problemi ancora non si sentono,
la perdita, lo sradicamento e tutto il resto... Io faccio di s con la testa che vuol dire tutto quello che
vuole lei. Tutto. Poi il dibattito finisce e si alza un po' d'arietta come se anche il tempo si fosse
svegliato. Fa buio tardi, ma ci sono nuvole viola distanti e lampi come se altrove, magari a mare, sia
scoppiato il finimondo. A cena lei non c',  arrivata della gente e bisogna servire ai tavoli, cos si 
messa un grembiule bianco stretto sui fianchi che sembra una damina di porcellana... Cos delicata che
sembra di essere entrati nel paradiso del pasticcere, dove  tutto una teglia di spumini candidi e
delicatissimi...
Dopo cena si prova il microfono e si decide l'ordine dei pezzi... Marieddu vuole iniziare col
Passu Torrau e Christian come sempre col Ballu Tundu. Non c' una volta che non si faccia questa
discussione per finire poi che non si fa n l'uno n l'altro... M che dobbiamo fare Barone sa Tirannia
dico io. Eh eh fa Christian gi lo sappiamo che lo dobbiamo fare... Poi si inizia: oh, le sedie son quasi
tutte occupate, sar il fresco dell'imbrunire, ma la gente  uscita di casa. Si inizia, il ragazzo con i
pantaloni corti che si  cambiato la maglietta: nell'ambito della rassegna Sapori e colori della
Sardegna  vedendo la terra dalle radici vi presentiamo i Kittulanos... applausi dal fondo del
capannone. Solo lei, Marina, che applaude, forse ha lasciato i tavoli apposta per vederci salire sul
palco. Cos prima che sia troppo tardi le faccio un cenno, una cosa quasi invisibile con le sopracciglia,
ma lei lo vede e mi sorride. Cos inizio io prima che gli altri siano ben sistemati: Cando t'appo intesu
faveddare min das d'amore su coro feridu... Christian mi guarda come a dire che quello non era il
pezzo con cui avevamo deciso di iniziare, ma segue, come un servo pastore che debba correre dietro
alle pecore scappate; Dae s'istante chi t'appo bidu non s'istraccan sos ocros de mirare... Marina mi
guarda...
A capirle queste cose che dite, proprio una lingua da trogloditi... s'incazza il sergente. Non
perdiamo tempo con queste cazzate dai che c' da caricare un'autoclave, Meloni smetti di cantare e
dammi una mano dai... Cos con quaranta gradi all'ombra carichiamo l'autoclave su un camion che
deve andare poco fuori dalla citt in un villaggio a venti, trenta chilometri. Che roba era quell'affare?
mi chiede mentre siamo in viaggio... Quale affare? chiedo. Quella canzone che stavi cantando... No
niente, mi affretto... Che niente e niente, dice lui. Sembrava roba per l'innamorata, dice. E sorride, fuori
dal camion scorre una polvere compatta.
A dormire ci mettono in una colonia in disuso. Per arrivarci bisogna salire verso il monte
Ortobene, poco fuori Nuoro. In macchina davanti a noi il ragazzo con i pantaloncini e Marina ci fanno
strada. Marieddu al volante sta discutendo con Christian per via del fatto che si accusano di russare a
vicenda. I nostri fari illuminano a sprazzi Marina e il suo uomo nella Panda verde davanti a noi. Quei
due non li vedo bene, dice Egidio, perch  chiaro che nella macchina davanti i due stanno discutendo
malamente. A un certo punto, arrivati all'altezza di un cartello con su scritto SOLOTTI la Panda
segnala che bisogna girare a sinistra. Ora Christian e Marieddu sono passati all'argomento calze e
mutande puzzolenti, e ai piedi che sanno di formaggio marcio...
Da qui, da questo posto, quell'entusiasmo sembra la pasta con cui  stato creato il primo uomo.
Che ce ne vuole per decidere di popolare il mondo con cinque e passa miliardi di bestie come noi.
Marieddu e Christian erano felici solo per il fatto che quella notte almeno potevano permettersi di
esserlo. Oh, dove cazzo l'avevamo lasciata quell'infanzia? Dov' che ci siamo perduti?
Comunque arrivati a destinazione Marina esce dalla macchina per aprirci e farci vedere il posto.
Dentro c' odore di muffa, ma Christian e Marieddu continuano a fare i coglioni... Sono stronzi proprio
ma ci scappa da ridere a me e a Marina. Vi arrangiate coi sacchi a pelo, dice lei. E io faccio cenno di
s... Egidio seduto da parte sta gi dormendo. A quello gli basta sedersi che si addormenta, lui quando 
stanco  stanco non c' letto che tenga. Le brande ci sono e anche i sacchi a pelo. Cos lei saluta e fa
per andare verso la macchina, poi si volta verso di me mi arriva a mezzo passo e si sporge per darmi un
bacio sulla guancia: Grazie, dice. E perch? chiedo io. Per il pezzo di stasera, il primo. Io faccio cenno
di s perch sono entrato nel paradiso di tutte le fragranze al mondo, lei sa di tutto quello che di meglio
esiste tutto il meglio che  stato creato per il naso, sa di bella giornata e anche di notte d'estate e anche
di pane fresco e di latte appena munto e di fiore d'arancio e di bucato appena steso ad asciugare... Oh,
sa di tutte le cose che ci sono al mondo. E sembra dare ragione a chi  stato tanto entusiasta da pensare
che un simile apparecchio di ossa e muscoli potesse riuscire ad annunciare l'infinito. Ecco tutto il mio
amore era rinchiuso in un centimetro di pelle profumata tra il suo orecchio e la sua nuca...
Roba per l'innamorata..., ripete il sergente come chi la sa lunga. Deve tenere una velocit
costante perch il camion non si areni. Stiamo navigando in un braccio di mare sabbioso. Io faccio
cenno di s... Per l'innamorata... Ti aspetta a casa? mi chiede. Mi aspetta, rispondo... Lui scuote la testa:
Questi sardi, commenta.
Per il pezzo di stasera... Ti ho visto come mi guardavi. Io faccio cenno di s... Lei mi guarda
ancora come se dovesse tenere a mente ogni linea del mio viso. Lo sai che hai una bella bocca? mi
chiede. Non si pasat su coro n sa mente de pessare a tibe unicu oggettu. Canto piano. Lei sorride
ancora una volta, poi mi accarezza...
Poi?
Poi si avvicina... Christian e Marieddu stanno discutendo del fatto che a Cagliari durante la tre
giorni della visita di leva uno  stato a puttane e l'altro invece si  preso paura. Egidio sta dormendo
disteso a terra vestito sopra il sacco a pelo.
Marina mi sfiora la nuca con i polpastrelli. Chiudo gli occhi, come a dire: non smettere. Il suono
ripetuto di un clacson nervoso mi risveglia. Devo andare, dice lei, stasera  intrattabile per la questione
dei militari italiani in Iraq, aggiunge indicando con un movimento della testa verso la macchina. Io
faccio cenno di s con la testa. Quanti anni hai? mi chiede all'improvviso. Ogni volta che sta per finire
ricomincia. Quasi diciannove, dico. Lei sorride. Certo, certo: come se lo immaginasse, poi ripete: devo
andare. E si volta per raggiungere l'uscita... Christian e Marieddu nell'altra stanza stanno ridendo fra
loro, avranno organizzato qualche scherzo per Egidio.
Il sergente ridacchia... Meloni me la spieghi una cosa? Come cazzo  che ti sei fatto questa fama
di cavallo pazzo? Continuo a guardare fuori dal parabrezza assalito da ondate di sabbia tanto che
bisogna azionare i tergicristalli per vederci qualcosa. Vorrei poter rispondere.
Magari in quel posto dove voglio andare esiste un modo per spiegarsi tutto... Com' che uno
sceglie quello che sceglie, com' che da una cosa ne succede un'altra... E quando la prima tessera del
domino oscilla fino a schiantarsi sulla seconda e la seconda sulla terza e cos via... Io sono sicuro che
esiste un posto dove  possibile dare tutte le risposte che la nostra stupida carne ci impedisce di dare...
Il sergente d uno strattone al cambio per mettere il camion in frenata. Scivoliamo per qualche
metro poi lentamente il mezzo si assesta come un vecchio cammello a cui stiano togliendo il carico.
Dobbiamo aspettare qui dice il sergente, dobbiamo aspettare gli americani, questa  zona minata...
Abbiamo un'oretta di riposo poi ci segnano il percorso e piazziamo questa autoclave... Ma dice queste
ultime cose gi sistemandosi sul sedile per dormirsela. Approfittane anche tu Meloni... Se proprio vuoi
morire c' tempo domani. Cosa sar questa fissa di morire in guerra che c'hai...
Lo guardo: cazzo avr qualche mese in pi di me...
Comunque che ero vergine Marina se ne sarebbe accorta, ma ci avrebbe riso e mi avrebbe detto
di fare come mi sentivo, di lasciarmi guidare dall'istinto. Oh, l'istinto. L'istinto sarebbe stato quello di
attaccarsi alla sua bocca come se da anni, dal primo giorno di vita non bevessi.
Nel mondo in cui voglio andare io non ci sono congedi n addii. Non ci sono porte come
bocche aperte nel buio.
Si divertono i tuoi amici, sussurra Marina senza voltarsi... Poi sparisce nel buio oltre la bocca di
forno della porta spalancata verso la notte. Quanto sar passato da quando l'ho vista andar via? Cinque
minuti? Sette minuti?
Non lo so.
Esco, ma quanta aria servirebbe ai miei polmoni per bloccare il fremito che mi agita il petto. Io
credo che a chiunque ha incontrato la perfezione sia successo esattamente di sentirsi come mi sentivo
io, e cio una specie di pieno e di vuoto insieme. Felice di avere trovato la perfezione, la perfezione
assoluta e infelice per averla gi persa. Uno si dice che ci vuole tutta la vita a trovare la sua anima
compagna... E certo quando l'hai trovata lo capisci subito perch vedi le cose in un modo del tutto
nuovo. Esco. Sono uscito e tutto mi sembra buono, bello... Un po' triste per, perch l'amore ti ruba
l'infanzia, ti cuce addosso un abito attillato di turbamento.
Quella notte odora di buono. Odora di tutti gli odori buoni... E c' un silenzio di animali
notturni che cercano cibo, di foglie secche frantumate dagli zoccoli dei cinghiali, di code di volpe che
smuovono i cespugli, di scirocco tra le fronde... Suona anche la luce pallidissima di uno spicchio di
luna. Sotto, sull'altipiano la citt sembra una manciata di biglie brillanti. Persino Nuoro  bella a
quell'ora.
 solo un sogno di silenzio,  solo un sogno di bellezza.
Poco pi in basso su una radura appena oltre la curva  parcheggiata la Panda. Ma non  vuota,
 piena di risate. Marina ride. Ride anche il suo uomo. Che cos'hanno da ridere?
Nel posto dove voglio andare io non c' niente, niente per cui valga la pena di ridere. Che cazzo
avete da ridere eh?
Ridono. Lui  senza maglietta e ha i pantaloni calati sino alle caviglie, lei ha il reggiseno sfilato
e ride... Poi la macchina piano piano oscilla...
Ecco, cos  sporcare l'unico sentimento che valesse la pena di provare. Eh s, posso giurarlo
non mi sarebbe importato di morire per quel seno, per quelle natiche scarne, per l'oscillare lento
dell'automobile. Per quel ridere, quel ridere...
Comunque non sono morto quella notte per quanto lo volessi. Quando si capisce quello che ho
capito io quella notte vale la pena di desiderare la morte. Perch io ho capito che camminiamo in un
terreno minato un passo dopo l'altro. Questo ho capito: che da un secondo all'altro tutto cambia, e
cambia con una velocit che  di pi di quanto sia umano sopportare.
Cos mi sono piegato verso il finestrino perch vedessero che ero l.
E loro mi hanno visto: un attimo prima si detestavano e ora sembravano amarsi; e lei, lei un
attimo prima sembrava amarmi e ora...
Loro mi hanno guardato allibiti. Lui ha tentato di scendere dalla macchina ma non ha visto la
pietra che avevo in mano. Cos ha cominciato a tenersi la testa, quanto sangue pu esserci in una testa,
quanto sangue. Marina gridava dentro alla macchina...
Cosa gridi puttana, cosa gridi!
Ecco: come centrare una mina col piede. Io non c'ero pi, brandelli di me pendevano fra i rami
degli alberi, andavano a spappolarsi tra le rocce, i miei umori venivano assorbiti dal terreno.
Neanche lei ho fatto scendere dalla macchina, quando l'ho colpita mi ha guardato spalancando
un occhio come se dovesse liberarsi da un moscerino...
Poi silenzio, quello che occorre per rivestirli, mettere lui al posto di guida e lei al posto del
passeggero. Trascinare la macchina in folle sino al bordo della scarpata  facile perch l'io che si
muove che ha vestito, disposto, spinto  solo il brandello ferocissimo di una volont assoluta.
Il mio corpo era sparso tutt'intorno esploso, ma io stavo spingendo la macchina sino al bordo
della scarpata.
La Panda prende velocit pian piano verso il precipizio... Corro verso l'edificio, faccio appena
in tempo ad entrarci che sento l'esplosione.
L'esplosione l'hanno sentita tutti... Egidio corre fuori per primo, poi... Poi gli altri infilandosi la
maglia mentre avanzano incontro al bagliore. Poi, per ultimo, io. Verso la luce. Verso la fiamma.
Mioddio, mioddio... sussurra Egidio, qui c' cosa brutta brutta davvero. La Panda  come appoggiata
per fare una pennichella sotto al dirupo. Brucia di un fuoco grasso come il Dio roveto infuocato che
parl a Mos.
Curva presa male, molto male... L'uomo alla guida non si vede, mangiato dalle fiamme. Marina
 distesa a braccia aperte contro la pietraia atterrata dopo un volo terribile, ha la testa fracassata...
Sbalzata fuori dall'auto, morte istantanea, non si  accorta di niente. Dicono.
Cos esiste un motivo per fare le cose, anche le pi folli, esiste un motivo per pretendere un
posto dove quando ci si innamora veramente si possa stabilire che quel sentimento  tuo e ti spetta e
nessuno, nessuno pu rubartelo. Cos esiste un modo per soffrire talmente tanto che si appare sereni.
Esiste un posto dove magari devi rendere conto di quello che hai fatto. Magari confessare a Totoni che
gli hai fregato le sigarette o a tua mamma che i soldi dal barattolo li avevi presi tu. Va bene, cos ci
riprovo. E il campo davanti a me sembra proprio l'immagine di me: piano, silenzioso, calmo, ma sotto
tremendo, violento, irato. Ora che il sergente dorme posso scendere dal camion. Esiste una strada per
andare nel posto dove voglio andare. Quel campo  proprio quella strada, passo dopo passo... Chiss
quando nell'andare si mette il piede in fallo. Tue ses de die sole nettu e de su sero luna risplendente.
Tanto non fa differenza. Esiste un posto dove Marina mi sta aspettando. L di questo corpo non c'
bisogno.  l che voglio arrivare.
...
FINE.